A partire da quest’estate la vita dell’Olimpic Baseball Romano sta cambiando radicalmente.
L’arrivo di Luis Abraham Puente Figueroa, il nuovo allenatore delle squadre di baseball, ha creato entusiasmo e una grande aspettativa. In una piccola società è approdato un allenatore blasonato e con una importante carriera professionistica alle spalle: sia come giocatore che come allenatore.
Inutile dire che tutta l’associazione punta, con questo importante inserimento, a fare un salto di qualità e di categoria nella speranza di veder crescere la società sportiva e portare a un nuovo livello tutte le squadre che la compongono.
Abbiamo intervistato Luis con l’intento di farlo conoscere e presentare la sua carriera e le sue intenzioni verso l’Olimpic Baseball. Vorremmo condividere con voi la bellissima mattinata passata assieme parlando di baseball, di Cuba, degli anni d’oro del baseball che Luis ha vissuto in prima persona con una passione per questo sport che è risultata palpabile fin dalle prime parole.
Luis è senz’altro una persona che ha dedicato tutta la sua vita, per intero, al baseball e se anche una sola goccia di questa passione giungesse ai ragazzi del Baseball Romano potremmo esser certi del successo.
Ciao Luis, potresti presentarti e dirci qualcosa della tua vita?
Sono nato a Cuba, nella capitale Havana, nel 1967 e ho tre fratelli. Già all’età di 6-7 anni mi sono appassionato al baseball, era già per me una grande passione anche se non avrei potuto allenarmi fino agli 11 anni. Raggiunta quell’età sono riuscito a fare il primo provino e mi hanno accettato in squadra.
La mamma non voleva, voleva che studiassi e che avessi prima di tutto una cultura, ma la mia passione era così tanta che, a 12 anni, venni chiamato in una scuola specializzata per talenti dello sport. Una scuola intensiva dove si studiava molto, ma dove venivano privilegiati i ragazzi con talento nello sport.
Sono rimasto in quella scuola fino ai 15 anni e poi ho cambiato e sono entrato in un’altra scuola fino al raggiungimento dei 18 anni. A 17 anni sono stato selezionato, tra i migliori 20 giovani giocatori di Cuba, nella nazionale giovanile e ho potuto fare i mondiali giovanili come ricevitore della squadra nazionale della mia nazione. Quello è stato un anno speciale per la mia vita perché siamo riusciti a vincere i mondiali ed è stata un’esperienza eccezionale. All’epoca ero un forte ricevitore, un ruolo di solito non molto ambito, ma a me piaceva tantissimo e questa è stata per me anche una fortuna.
In seguito venni selezionato da una prima squadra, l’Industriales, che mi permise di entrare nella Liga, il campionato più importante di Cuba, e da lì passai a varie altre squadre fino a dopo i 30 anni.
Vorresti raccontarci qualche momento particolare della tua carriera sportiva?
Ricordo sempre il primo anno in cui ero giocatore dell’Industriales, una delle squadre più forti del campionato e una delle due squadre della capitale Havana. A 17 anni sono stato chiamato, dopo la vittoria del campionato mondiale, e già al primo anno con l’Industriales abbiamo vinto il campionato nazionale. In quegli anni era difficilissimo trovare posto nel campionato maggiore perché c’erano tanti giocatori fortissimi e in più, a Cuba, non era possibile giocare fuori dal paese, non si poteva uscire. Si poteva solo giocare nel paese perché la Commissione Provinciale e quella Nazionale non permetteva a nessuno di uscire per giocare con squadre fuori dalla nazione.
A quel tempo si giocava tantissimo, si iniziava a ottobre-novembre e poi il campionato era fatto di tantissime partite. Si giocava anche 5, 6 partite a settimana e quindi gli allenamenti potevano essere solo nel prepartita mentre la preparazione atletica si poteva fare solo dopo la partita, non c’era un altro modo.
Ci sono state tantissime altre bellissime esperienze soprattutto quando giocavo, ricordo alcuni momenti spettacolari che mi hanno fatto innamorare ancora di più di questo sport.
Cosa ti ha spinto a diventare allenatore, come mai hai iniziato ad allenare?
L’amore per questo sport mi ha spinto a non allontanarmi una volta terminata la carriera da atleta.
Quando ero a Cuba, da giovane, non sapevamo nulla del resto del mondo, niente. Anche quando abbiamo partecipato ai mondiali non avevamo la possibilità di fare nulla, non potevamo uscire dall’albergo o conoscere le città dove andavamo a giocare. Non si sapeva nulla di quello che c’era fuori da Cuba, non potevamo nemmeno vedere la Lega Americana.
Di sicuro avrei capito, vedendo come giocavano i giocatori internazionali, soprattutto Americani, che avevo una qualità come atleta di grande levatura e avrei potuto di certo partecipare alla Major League americana. Purtroppo a quel tempo non era proprio possibile uscire da Cuba, ora invece è diverso, ora si può. A causa della politica non era possibile uscire dai confini della nazione, ad esempio io ho potuto avere il mio passaporto solo nel 2010.
Ho passato molto tempo a studiare e migliorarmi come allenatore perché ero certo di poter aiutare i ragazzi e gli atleti a crescere come atleti. Sono diventato allenatore di due squadre della Liga della mia città e poi sono riuscito a diventare anche allenatore della Nazionale e questo mi ha reso molto felice.
Quando giocavo e adesso quando alleno il tempo scompare, è così grande il divertimento e la passione che il tempo sparisce e non mi accorgo dell’ora. Se non ho qualcuno che mi richiama io vado avanti a oltranza.
Ho allenato anche in Venezuela dal 2006 al 2009, ma anche a Cuba ho allenato in tante categorie differenti e ho vinto campionati nazionali in tutte queste categorie e mi ritengo molto, molto fortunato.
In Italia ho allenato a Pianoro a Bologna, a Reggio Emilia e in ogni società sono riuscito a vincere campionati.
In questa società ho intenzione di lavorare con i ragazzi con grande intensità e vedo che sono molto contenti e pian piano ci sarà un cambiamento. Nella vita ho avuto la fortuna di giocare ed essere allenato da grandi professionisti e questo mi ha aiutato molto nella mia carriera di allenatore.
Questa lunga esperienza posso ora passarla ai ragazzi e sto cercando, giorno dopo giorno, a cambiare la dinamica nelle squadre del Baseball Romano e vedo già i primi risultati.
Cosa potresti dire ai giovani per avvicinarli al Baseball invece che a sport più famosi come il Calcio, la Pallavolo o il Basket?
Questa è una domanda per me molto forte, speciale. A Cuba, quando io ero ragazzo, erano due gli sport molto seguiti: la boxe e il baseball. Ora nella mia nazione sono diventati famosi anche la pallavolo e il basket, ma per me lo sport più bello al mondo rimane il baseball, non ce n’è uno più bello. Il baseball non è solo bello, ma è anche complicato e per questo aiuta a sviluppare il carattere, la mente e a crescere.
Nel baseball ci sono così tante situazioni che possono accadere e sono tutte differenti per cui è necessario adattarsi, usare l’intelligenza e l’intuito. Ci sono movimenti nel baseball che sono tra i più difficili da eseguire tra tutti gli sport come, ad esempio, il gesto atletico del battitore con la mazza.
In questo sport, a volte, ci si affida addirittura al destino perché nonostante un ottimo gesto atletico e un alto rendimento in campo il risultato non è quello che ci si potrebbe aspettare. Il fascino del baseball è legato molto a ciò che accade in campo e non è direttamente sotto il controllo di giocatori e allenatori, ci sono azioni di gioco in cui all’apparenza tutto viene fatto alla perfezione ma il punto viene perso ugualmente. Il baseball è bello anche per questo perché abitua a stare con l’imprevisto o l’imprevedibile, proprio come nella vita.
Far parte di una squadra è determinante per un giovane perché la relazione con i suoi compagni lo aiuta a crescere e maturare nella disciplina, nell’aiuto reciproco e nell’apprendere che non si gioca per se stessi, ma perché tutta la squadra possa raggiungere il risultato. Il talento è importante, ma il lavoro sul campo, gli allenamenti, e l’affiatamento con i compagni sono i veri ingredienti essenziali.
Cosa ti ha spinto ad allenare in Olimpic Baseball & Softball Romano?
Sono sincero, è un momento della mia vita in cui sento di avere la necessità di tranquillità e salute mentale e questo è il posto adatto. Quando ero molto giovane mi sarebbe piaciuto giocare solo nelle grandi città, nelle grandi società, ora le cose sono cambiate. Questo è un posto bellissimo con alberi e montagne vicine e io volevo allenare una piccola società per poter aiutare a farla emergere e raggiungere buoni risultati.
Questa città è molto bella, molto tranquilla e qui si sta veramente bene. C’è anche una sfida per me perché in questa società voglio provare a me stesso e a tutti che sono un bravo allenatore. Ci vorrà del tempo e molta pazienza perché in campo sono da solo, ma sentivo per me che era arrivato il momento di mettersi alla prova in questo senso.
Avere la responsabilità di una piccola società e vedere quello che sono in grado di realizzare qui, a Romano d’Ezzelino, con i ragazzi è per me una sfida importante. il tempo ci dirà se sono un buon allenatore o non lo sono, dal canto mio ce la metterò tutta.
Quali sono i tuoi progetti per questa società sportiva? Quali potrebbero essere gli scenari futuri?
Non è una domanda semplice, ma la prima cosa che deve essere affrontata in questa società è l’organizzazione. Senza organizzazione non è possibile fare passi avanti. Dirigenti e allenatori sono la testa di questa società e per far funzionare bene il corpo, e cioè i ragazzi in campo, è necessario avere una testa sana e in grado di portare avanti i progetti.
Il mio impegno sarà determinante ma ho detto ai dirigenti che è mia intenzione fermarmi in questa società a lungo, se loro saranno in grado di garantire impegno e dedizione per crescere assieme.
A me non interessano le altre società di baseball, nemmeno quelle di Serie A che mi stanno contattando in questi mesi, ma quello che mi interessa è che ci sia un gruppo di dirigenti che lavorano, si stimano, e procedono alla costruzione di una realtà bella, solida e ben strutturata.
Se riusciamo in questo intento arriveranno gli sponsor, i risultati e questa diventerà una meravigliosa avventura sportiva.